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L'acqua di Guazzora
Il comune ed il territorio

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CENNI STORICI

Anticamente il territorio del comune di Guazzora era detto “Guadatorium” poiché presso il suo abitato si trovava un servizio di traghetto.
Nel 1100 sulla destra del Po, tra le confluenze del Tanaro e della Gogna, esisteva un vasto lago: i diplomi impresiali di febbraio 1183 e 24 novembre 1220, ci ricordano alcuni abitati posti sopra le sue rive ed ora scomparsi. Nel 1224 erano già emersi Glarole a levante, il desertum, la Cantarana e la rasia a sera, lasciando la vasta mortizia che nella prima metà del secolo XIII vide sorgere fra i suoi canneti un centro abitato, la “Curte Guazzatoria”.
Benché presso a Tortona, la Guazzatoria apparteneva al comune e poscia al principato di Pavia. Nel 1180 si legge: “agli uomini della Guazzora della terra di Pavia lascio 15 soldi e due denari tortonesi che da essi ebbi illecitamente ed indebitamente”.
Fin dal 1100 vediamo trapiantare qui la famiglia dei nobili Curti o de Curte o Corti. Questa famiglia era già salita a potenza nel 1237 allorché il podestà, Riccardo De Curte, si compilava in Voghera l’estimo generale di tutte le proprietà dell’Agro Vogherese nella descrizione dei molini, porti e di alluvioni della Guazzora. Matteo Visconti ebbe assai cari i nobili Corti e, fatto restaurare nell’agosto 1314 il castello di Montemerso alle affluenze dello Scrivia di fronte alla pieve, lo affidò ai de Curte per assicurarsi il passaggio del Po e le comunicazioni con Tortona. La custodia dei porti fu posta sotto la loro vigilanza. Nel 1490 vi soprintendeva il magnifico Michele dei Nobili della Guazzatoria, il quale stabiliva un nuovo transito verso Pieve, all’emersa isola di Garda ove poi sorse l’abitato Cascine Nuove. Il Cascinale detto San Paolo fu edificato nel 1757-60 e pervenne alla congregazione dei Barnabiti per lascito del barnabita Don Serafino De Curti della Guazzora. Nel 1412 il Conte di Pavia spediva un rescritto col quale accordava ai nobili della Gerla, Coparia (Capraia), Guazzatoria e Galia l’immunità, il mero e misto imperio nei sudditi dei luoghi dei quali erano ingiustamente spogliati dagli ufficiali del Comune di Pavia. Nello stesso rescritto si concedeva pure che il Signor Antonio e figli potessero eleggere il podestà nei luoghi suddetti per amministrare la giustizia.
La Guazzora, come si legge in una visita pastorale senza data ma anteriore al 1606, era terra aperta cioè non cintata da muro ma difesa da un castello situato nell’angolo quasi di fronte all’attuale chiesa di Santa Maria Assunta.
In un documento pubblicato dal Gorrini (pag. 113) è nominato Mezzano sul tortonese: in un altro del 1363 è nominato l’Isola presso Mezzano coerente al Lago. Forse quest’Isola è quella detta Sant’Antonio e Mezzano è rappresentato dalla cascina Il Mezzo.
I nobili Corti si trovavano ancora abitanti in detto paese nel 1507: nel 1644 erano residenti a Pavia ed ottennero dal Comune di Pavia un singolare privilegio che venne confermato dai successivi governi. Questo privilegio consisteva in ciò: quando avveniva una alluvione, il confrontante se non era un Corti, acquistava di esso tanto quanto ingrandirono i loro possessi. Ed affinché i diversi membri della famiglia non litigassero fra i loro, fu stabilito che la proprietà rimanesse indivisa e divisi invece fossero i redditi in proporzione alla famiglia. Il reddito di queste alluvioni nel 1320 era diviso fra le famiglie residenti alla Guazzora, alla Gerla, alla Pieve ed al Cairo Vecchio. Era la cosiddetta società dei Nobili.
Questa che prima era limitata ai Corti, col decadere della famiglia accolse anche estranei ad essa, e prima furono i Beccarla. Ora nella società non entra più alcun Corti. Il nobile Aureliano Beccarla donò la sua porzione assai vasta – quasi la metà – ai Padri Barnabiti: donazione che fu occasione di una lunga lite fra i parenti del donatore ed i Barnabiti. Il nobile Carlo Corti pronotario apostolico lasciò la sua porzione cioè il Cassinone al Vescovo di Tortona nel 1667: egli è ricordato da un busto posto sullo scalone dell’Episcopio (comuni erano solo i beni alluvionali). Ora i Barnabiti ed i Vescovi non posseggono più nulla. Tra i Corti vi furono di quelli che alla nobiltà del sangue non univano la nobiltà dei sentimenti; nel 1469 uno di essi denunciava a Cicco Simonetta, segretario degli Sforza, i delitti commessi nel castello da suoi parenti, e che egli stesso fu maltrattato, battuto e derubato. Nel 1479 Michele della Gerla diceva di essere stato ferito da un suo parente coll’animo di ucciderlo; nel 1535 Rainaldo dalla Gerla fu condannato per aver ferito il podestà di Pavia che l’aveva condannato; nel 1551 Agostino fu condannato per un omicidio comune; nel 1671 il Marchese Ferrante fu condannato per mandato omicidio. Ce ne furono anche dei buoni, i più e fra questi oltre i predetti, quello che fondò la Cappella Santa Maddalena in luogo. Nel 1700 la Guazzora fu infeudata ai nobili Biglia.
I conti concessero ai signori della Guazzora questo strano privilegio: quando il Po corrode e lascia servile i confrontanti hanno diritto ad acquistare tanto terreno quanto fu loro tolto. Il di più sia dei predetti Signori i quali debbono possederlo in comune. Tale privilegio fu confermato da Carlo V.

CENNI ECCLESIASTICI

Essendo la guazzora un paese fondato da cristiani fu certamente parrocchia fin dal suo inizio: i suoi confini variarono col variare del letto del Tanaro e del Po: essa comprendeva anche la Capraglia e l’Isola di Sant’Antonio che furono staccate nel 1811.
Nella visita sopraccitata è nominata la chiesa vecchia; è tradizione che fosse a S. Pietro; ed aveva la cappella di San Bernardino. Nel catalogo del 1523 la chiesa era dedicata a Santa Maria; essa coa tante altre dell’epoca era talmente indecente che si celebrava nella cappella di Santa Maria dei Barnabiti. Nel 1575 ne era parroco Giovanni Battista Vallois; nel 1596 era rettore G.B. Donalerio e faceva 385 anime. Nel 1613 la parrocchia numerava 492 persone come risulta dal Registro dello stato della Diocesi per tal anno.
Nel 1668 vi erano le confraternite del SS.mo e quella del Rosario. La parrocchia nel 1665 faceva 603 anime; nel 1795 famiglie 280, anime 1455; nel 1837 (dopo il distacco dell’Isola) faceva persone 705 di cui 9 sopra i 70 anni.
La cappella di S. Maria dei Barnabiti divenne la chiesa attuale e fu consacrata nel 1753 da Mons. Andujar che dimorava volentieri ed a lungo al Cassinone. La canonica fu donata dalla Società dei Nobili patrona della chiesa.

CENNI ARTISTICI

La chiesa parrocchiale (Assunta), già cappella dei Padri Barnabiti e adattata nelle forme attuali dopo la distruzione della chiesa precedente a causa di un’alluvione del Po e del Tanaro, risale al ‘600 e conserva nell’interno un altare barocco, d’arte genovese, e una statua della Madonna in rame sbalzato, della metà del secolo XIX.
La villa detta il “Cassinone”, del secolo XVIII, era residenza estiva del Vescovo di Tortona.

BLASONATURE DELLO STEMMA E GONFALONE

L’Amministrazione Civica ricorda nei corsi d’acqua il Po ed il Tanaro che attraversano il comprensorio comunale rendendolo fertilissimo, come si nota nella cornucopia ricolma di peperoni, cipolle, spinaci, piselli, zucchine, sedano, ecc.; nel castello, invece, ricorda la grandiosa costruzione medioevale che difendeva il paese sorto poco dopo il 1100 con la famiglia dei Corti che ne fu anche la prima feudataria; dopo il 1500 il feudo proseguì con i Beccaria.
Lo stemma raffigura nel primo campo, azzurro, una torre rossa mattonata di nero, merlata alla guelfa di cinque, chiusa e finestrata con finestra rotonda, di nero, fondata sulla pianura di verde, sormontata dalla lettera maiuscola G. d'oro. Nel secondo campo, rosso, lo stemma raffigura una cornucopia d'oro, posta in palo, con la punta all'ingiù, coronata con spighe di grano d'oro, colma di frutta al naturale (dallo statuto comunale).

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